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Etiopia: la situazione dopo l'alluvione del 2006 PDF Stampa E-mail

Il 30 agosto 2006 l'Etiopia è stata colpita da una grave alluvione. In quella data l'UNICEF aveva lanciato un appello di emergenza per fornire cibo, protezione e medicinali perle popolazioni colpite.

A seguito dell'alluvione ora la regione del Corno d'Africa sta vivendo la più grave crisi umanitaria degli ultimi 5 anni: dopo aver subito un inaridimento costante e progressivo a causa di siccità ripetute - l'ultima delle quali protrattasi per quasi tutta la prima metà del 2006 - durante i mesi di ottobre e novembre le precipitazioni insistenti e a carattere torrenziale hanno trasformato il Corno d'Africa in un'area disastrata da alluvioni e inondamenti.
I paesi più colpiti dall'alluvione sono Kenya, Etiopia e Somalia, con gravi perdite di vite umane, un massiccio sfollamento di popolazioni e seri danni a infrastrutture e mezzi di sussistenza di base: oltre 1,5 milioni di persone risultano direttamente colpite dalle alluvioni; un numero che, in alcune aree, potrebbe aumentare. In Etiopia centinaia di persone sono morte e decine di migliaia sono rimaste senza tetto a causa delle alluvioni.
La regione di Asmara, nel Nord dell'Etiopia, è stata una delle zone più duramente colpite.

In particolare, in Etiopia oltre 361.600 persone - tra cui 72.000 bambini - sono state colpite dalle alluvioni, che finora hanno provocato lo sfollamento di 122.500 persone e più di 80 vittime. Strade e ponti risultano danneggiati dalle alluvioni, ostacolando gli interventi umanitari; a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie, si sono registrati oltre 40.000 casi di diarrea acuta, di cui 15.000 tra bambini.

La morte di numerosi capi di bestiame pone seri problemi non solo per la perdita di mezzi di sussistenza essenziali per la popolazione, ma anche da un punto di vista sanitario, dal momento che le carcasse degli animali, ammassati nei villaggi e presso le fonti idriche, pongono gravi rischi d'epidemie, mentre l'acqua stagnante lasciata dalle piogge torrenziali costituisce un potenziale focolaio di malaria.

L'emergenza in corso si inserisce in un contesto di partenza dove la maggioranza della popolazione non ha accesso all'acqua potabile e meno del 40% può usufruire dell'assistenza sanitaria di base, a causa di una carenza cronica di personale adeguatamente preparato e di medicinali di base. Inoltre, il prezzo dei generi alimentari di base sono aumentati notevolmente a causa delle alluvioni e si pongono ulteriori rischi per un peggioramento dello stato nutrizionale della popolazione e, in primo luogo, delle generali condizioni di salute della popolazione infantile.

I bambini sono il gruppo più a rischio, soprattutto i bambini e le madri affetti da malnutrizione.

Ricordiamo che l'Etiopia ha il più alto indice al mondo di malnutrizione e secondo un rapporto del World's Bank Social Sector, almeno due terzi dei bambini con meno di sei anni soffrono di rachitismo e oltre il 10% di deperimento.

La malnutrizione è causata da un'assistenza medica carente, dalla mancanza di cibo e da cattive condizioni igienico-sanitarie.

I bambini sono più esposti a malattie come ad esempio il morbillo, proprio mentre la copertura vaccinale contro tale malattia, spesso fatale in condizioni d'emergenza, risulta - nella regione - del 95% sotto la soglia richiesta.

Bambini e donne indeboliti da malnutrizione e dalle drammatiche condizioni di vita in cui versano gli sfollati sono i più vulnerabili alle infezioni respiratorie acute, alle malattie diarroiche, al colera e alla malaria. Inoltre, attenzione particolare necessitano i bambini sfollati, quelli separati dai familiari, i bambini su cui grava il resto della famiglia, i bambini colpiti da traumi provocati dalla perdita di genitori e familiari.

Nelle aree colpite, il traffico di minori resta uno dei rischi principali, insieme al rischio di abusi e violenze a danno delle bambine.

Birimbao, anche a seguito di queste drammatiche notizia, si sta attivando per avviare dei progetti in Etiopia.